COME PUO’ INTERAGIRE LA BLOCKCHAIN CON IL PROCESSO PENALE

Nell’ambito del procedimento penale, ormai consolidata giurisprudenza ritiene che la copia del documento informatico (es: file video, audio etc.) deve essere estratta con modalità tali da assicurarne l’identità con l’originale e la sua immodificabilità.

Infatti, nel mondo digitale la duplicazione dei dati è la normalità: sappiamo tutti quanto sia facile, con un “copia e incolla”, duplicare a piacimento qualsiasi dato o file, ma di questo abbiamo parlato anche in altri articoli e post nel senso della attendibilità e valore quale prova legale in un processo penale.

In altre parole, nel rispetto del dei principi che si stanno sempre più consolidando in riferimento all’ acquisizione forense della prova informatica, dovrebbe essere creata una “copia immagine” che riproduce il dato duplicato nelle stesse condizioni in cui si trovava al momento della sua acquisizione (cfr. Cass. pen, sez. un., 20 luglio 2017, n. 40963; Cass. pen., 31 ottobre 2017, n. 53810).

Sulla scorta di tali principi, sono state ritenute regolarmente acquisite al processo penale, ad es., le copie di files audio di un’intercettazione telefonica, accompagnate dai relativi “codici hash”, i quali consistono in sequenze alfanumeriche rappresentative dei files originali e delle relative copie (Cass. pen., 10 maggio 2019, n. 38009).

Ma come si generano i codici hasch quali cerificazione e validazione del dato? Ecco che interviene la tecnologia blockchain che è in grado di certificare la cronologia di inserimento dei dati che memorizza in quanto i suoi dati sono associati alla data (e all’ora e al minuto e al secondo) in cui sono sono stati ricevuti.

In altre parole la Blockchain applica una marca temporale ai suoi dati al momento della ricezione.  La Blockchain organizza i dati per lassi temporali, ovvero li memorizza all’interno di blocchi che rappresentano intervalli di tempo. Questi blocchi si susseguono cronologicamente formando una catena indissolubile. (Blockchain significa letteralmente “catena di blocchi”)  Nella Blockchain i blocchi rappresentano intervalli di tempo e contengono i dati relativi alle transazioni confermate in quell’intervallo di tempo. E’ così che alle transazioni confermate la Blockchain applica, indirettamente, la marca temporale. I dati nei blocchi e l’ordine dei blocchi non sono modificabili e questo grazie all’applicazione di una funzione di Hash (nel caso di bitcoin S.H.A. 256) il cui risultato viene usato come codice di controllo.

l’HASH, o impronta digitale, è il risultato di un algoritmo chiamato appunto funzione di Hash.

Le funzioni di Hash hanno 2 caratteristiche principali:

  • da una stringa di lunghezza arbitraria danno una stringa di lunghezza definita;
  • sono funzioni irreversibili, e cioè dal risultato ottenuto (la striga di lunghezza definita) non è possibile risalire alla stringa di lunghezza arbitraria di partenza.

Per rendersi conto di ciò basta cliccare su http://www.xorbin.com/tools/sha256-hash-calculator ovvero il  calcolatore di funzione “S.H.A. 256” che è appunto una delle funzione HASH usata dal sistema bitcoin e che ha la caratteristica di dare come risultato una stringa alfanumerica lunga sempre 64 caratteri a prescindere dalla lunghezza (arbitraria appunto) della stringa di partenza; e si chiama S.H.A. 256 perché di fatto trova un numero binario di 256 cifre/bit (cioè una successione di 265 zeri e uno) che trasformato in esadecimale risulta essere una stringa di 64 caratteri.

L’Hash in questo caso funziona da codice di controllo: modificando anche di una sola virgola il contenuto di un blocco questo andrebbe in conflitto con il suo Hash evidenziando così la contraffazione.

Una curiosità e il fatto che il tribunale di Hangzhou in Cina è diventato il primo organismo giudiziario al mondo a consentire l’uso della tecnologia blockchain per archiviare le prove da produrre in giudizio.

Il Tribunale si è pronunciato in una disputa sul diritto di divulgare opere al pubblico su reti di informazione ed ha stabilito che l’uso della tecnologia blockchain per archiviare le prove per via elettronica fosse legalmente ammissibile.

L’attore ha eseguito un’acquisizione automatica delle pagine Web delle parti contraffatte, nonché il codice sorgente tramite una piattaforma di terze parti, quindi ha caricato i registri in un formato compresso sulla blockchain.