Contratto di cessione del marchio

Il contratto di cessione di marchio, dovendo essere trascritto presso l’Ufficio Italiano Marchi e Brevetti per risolvere il problema del conflitto fra più acquirenti, presuppone che sia redatto con un atto scritto e quantomeno con una scrittura privata tra le parti. Nel caso in cui il trasferimento del marchio derivi non da cessione, ma da altre cause, sarà necessaria la forma prescritta per l’operazione specifica utilizzata: ad esempio, in caso di donazione, l’atto pubblico. Infine, per quanto concerne i marchi comunitari, è richiesta la forma scritta a pena di nullità del trasferimento.

Il marchio può essere ceduto dal titolare ad un altro soggetto, per la totalità, o anche solo per una parte dei prodotti o servizi per i quali è stato registrato. Lo stesso vale altresì per il marchio di fatto, o non registrato, che ugualmente può essere trasferito ad altri.

La trascrizione non ha valore costitutivo e non è pertanto necessaria ai fini dell’efficacia del trasferimento. Essa ha invece valore dichiarativo ed è necessaria al fine di rendere il trasferimento opponibile nei confronti dei terzi.

E’ vietata la cessione del marchio con riferimento ad uno specifico e limitato ambito territoriale, quale ad esempio una regione italiana, nell’ottica di un rischio di confusione per i consumatori, mentre dall’altro lato non sembra esserci compatibilità con il sistema di pubblicità, i cui effetti sono estesi all’intero ambito nazionale.

Al link recente mensione dell’attivitò di studio nella cessione dei marchi

https://www.linkedin.com/posts/bosaz-studio-legale_digitale-igers-marchio-activity-6717337247856791552-JaKG