Green bond e impresa green

Un’azienda che emetta obbligazioni “green” può beneficiare di molteplici vantaggi. L’emissione di obbligazioni green consente infatti di poter raccogliere in poco tempo importanti quantità di capitali, al fine di poter realizzare investimenti “sull’environment” che altrimenti, con ricorso alle pratiche tradizionali di finanziamento risulterebbero antieconomiche.

Inoltre, tramite l’emissione di obbligazioni verdi, un’azienda non solo acquista una nuova fonte di capitale, ma investe anche nei suoi standard ambientali, con l’ulteriore vantaggio, ad esempio, di poter ridurre i propri costi operativi attraverso la realizzazione di operazioni di efficientamento energetico o l’adozione di un ciclo produttivo ad economia circolare che faccia uso anche degli scarti della produzione per la realizzazione di prodotti nuovi.

Al miglioramento della performance ambientale della azienda può conseguire una importante riduzione del rischio reputazione quale risultato di una immagine pubblica “green”, che proponga al pubblico una idea di impresa attenta alle problematiche dell’ambiente.

Quest’ultima poi può consentire alla società di migliorare anche il rapporto di fiducia con i propri investitori, nonché di risultare maggiormente appetibile sul mercato, attraendo così il risparmio di nuovi finanziatori.

Di seguito si darà sinteticamente qualche dettaglio sulla identità di questi strumenti finanziari e sulle finalità che si propongono.

Finanza green

La crescente preoccupazione per i cambiamenti climatici pone da diverso tempo ormai l’esigenza che i principali attori economici e finanziari intervengano allo scopo di portare avanti una rivoluzione “green” (che costituirà la prossima direttrice di sviluppo per l’economia globale), verso una economia ecosostenibile attenta alle problematiche dell’ambiente.

In un’ottica di contrasto ai cambiamenti climatici, preme fare riferimento ai principali strumenti politici, economici e finanziari adottati per contrastarne gli effetti:

  • I Principi ONU per gli investimenti responsabili (PRI);
  • L’Accordo di Parigi del 2015;
  • La SDGs (Sustainable development goals) per il 2030;
  • Le direttive sull’economia circolare Ue del 30 Maggio 2018;
  • L’Action Plan della Commissione Europea[1] (per una economia più sostenibile)[2].

Verso questa direzione, relativamente al mondo della finanza, i green bonds costituiscono una categoria di strumenti riconducibili sotto la sfera della c.d. “Finanza Green”.

Con tale terminologia, si fa riferimento a tutte quelle forme di investimento e di prestito fondate su progetti ed azioni di sviluppo ecosostenibile.

Preme rilevare come la finanza green non si limiti solo alla finanza climatica, ma riguarda una gamma di obiettivi molto ampi quali ad esempio: il controllo e riduzione dell’inquinamento industriale; la salubrità delle acque, la tutela della biodiversità, ecc.

La categoria della finanza green è dunque integrata da tipologie di investimenti che forniscono benefici ambientali, su molteplici piani, al fine di perseguire l’obiettivo di una economia ecosostenibile.

A tal proposito, principale strumento finanziario incentrato sulla lotta ai cambiamenti climatici, è il green bond.

Green bond

Il green bond è una obbligazione i cui proventi sono destinati al sostenimento delle spese per finanziare o rifinanziare progetti di ecosostenibilità.

Perché si possa parlare di obbligazione “green” è necessario che essa sia conforme ad alcune linee guida, deve al riguardo però rilevarsi come attualmente non esistano direttive standard a livello internazionale che disciplinino la materia delle obbligazioni verdi.

Esistono tuttavia una serie di linee guida volontarie a cui le normative delle varie Nazioni fanno in vario modo riferimento e che sono:

  • I “Green Bond Principles” (GBP), emessi dall’ICMA[3], già dal 2014;
  • Le tassonomie emesse dalla CBI[4], (la CBI si propone: di sviluppare proposte per una finanza capace di supportare una rapida applicazione dei finanziamenti per il contrasto ai cambiamenti climatici; portare governi, imprenditori ed investitori ad elaborare un accordo sui Climate bonds; elaborare metodi e processi di investimento)[5];
  • Le linee guida fornite dalla Commissione europea (in attesa degli standard sui green bond della Commissione UE, per la costruzione di un green bond si adoperano le linee guida dell’ICMA).

I Green Bond Principles «are voluntary process guidelines that recommend transparency and disclosure and promote integrity in the development of the Green Bond market by clarifying the approach for issuance of a Green Bond».

Essi si basano su quattro componenti fondamentali:

  1. Uso dei proventi (Use of Proceeds): devono essere destinati per la realizzazione di progetti “green”, e devono essere opportunamente descritti nella documentazione legale per la sicurezza. I progetti verdi in questione dovrebbero apportare chiari benefici ambientali che dovranno essere valutati e quando possibile, quantificati dall’emittente[6]. In particolare, i GBP riconoscono esplicitamente diverse categorie di ammissibilità per progetti green allo scopo di affrontare le tematiche chiave di interesse ambientale come il cambiamento climatico, il naturale esaurimento delle risorse, perdita di biodiversità e inquinamento di aria, acqua o suolo. Tra queste, rientrano: progetti su energie rinnovabili, efficientamento energetico, di prevenzione dell’inquinamento, gestione ecosostenibile della vita naturale, delle risorse e dell’uso del suolo; tutela della biodiversità terrestre e marina, trasporto “pulito”; gestione sostenibile di acqua e acque reflue; di adattamento ai cambiamenti climatici; prodotti adattati all’economia ecologica e/o circolare, tecnologie e processi produttivi; edifici verdi che soddisfino adeguate certificazioni.
  2. Processo per la valutazione e selezione del progetto (Process for Project Evaluation and Selection). Gli emittenti green bond dovrebbero comunicare chiaramente agli investitori: gli obiettivi di sostenibilità ambientale; il procedimento attraverso il quale l’emittente stabilisce in che modo i progetti rientrano nelle categorie di progetti verdi ammissibili di cui più sopra; i relativi criteri di ammissibilità. I GBP incoraggiano un alto livello di trasparenza e raccomandano che il processo di valutazione e selezione del progetto di un emittente sia integrato da una recensione esterna (external review).
  3. Gestione dei proventi (Management of Proceeds): i proventi netti del Green Bond, o un importo pari a questi proventi netti, dovrebbero essere accreditati su un “sub-account”, trasferito in un “sub-portafoglio” o altrimenti tracciato dall’emittente in modo adeguato e attestato dall’emittente in modo formale. Fin tanto che il Green Bond è in atto, il saldo dei proventi tracciati dovrebbero essere periodicamente adeguati e abbinati alle allocazioni in progetti “green” ammissibili realizzati durante quel periodo. L’emittente dovrebbe informare gli investitori dei tipi di collocamento temporaneo previsti per il saldo dei proventi non assegnati. I GBP incoraggiano un alto livello di trasparenza e raccomandano che la gestione dei proventi di un emittente sia integrata da un auditor o altro soggetto terzo al fine di verificare il metodo di tracciamento interno e l’assegnazione dei fondi dai proventi del Green Bond.
  4. Segnalazione (Reporting): gli emittenti dovrebbero produrre, conservare e tenere aggiornate le informazioni sull’uso dei proventi da rinnovare annualmente fino all’allocazione completa. Il report annuale dovrebbe includere una lista dei progetti per i quali i proventi del Green Bond sono stati allocati così come una breve descrizione del progetto e i proventi assegnati comprensivi di un loro impatto atteso. La trasparenza ha valore particolare nella comunicazione dell’impatto previsto dei progetti. I GBP consigliano l’uso di indicatori di prestazione qualitativi e, quando possibile, misure quantitative di rendimento e la divulgazione della metodologia sottostante e/o le ipotesi utilizzate nella determinazione quantitativa[7].

Preme rilevare che le obbligazioni “green” non differiscono molto dalle obbligazioni tradizionali, tranne per il fatto che il capitale raccolto finanzia progetti che apportano benefici all’ambiente nella prospettiva di una economia ecosostenibile.

A riguardo, l’ICMA (Giugno 2018, Appendix), distingue quattro categorie di green bond:

  • Standard Green Use of Proceeds Bond: obbligazione recourse i cui proventi devono essere tracciati, al fine di poter verificare la relazione tra il capitale e l’uso di quest’ultimo nel finanziamento del progetto. Il rischio che si assumono investitore ed emittente è egualmente diviso tra le due parti. Essendo in particoalre, una obbligazione recourse nei confronti dell’emittente, consente all’investitore di agire legalmente al fine di ottenere il capitale spettante che non gli sia stato restituito dall’emittente.
  • Green Revenue Bond: è una obbligazione non recourse nei confronti dell’emittente. Il rimborso dei capitali raccolti avviene tramite flussi di cassa provenienti dal progetto ambientale finanziato. In questo caso l’investitore non può richiedere il rimborso all’emittente.
  • Green project bond: è una obbligazione per uno o più progetti green, per il quale l’investitore ha un’esposizione diretta al rischio del/i progetto/i con o senza potenziale ricorso all’emittente.
  • Green securitized bond: obbligazione garantita da uno o più progetti specifici, la cui prima fonte di rimborso è generalmente costituita dai flussi di cassa.

Dal punto di vista della normativa interna, devono rilevarsi alcune modifiche avvenute nel 2017 al Regolamento Mercati, per le quali è stato previsto che Borsa Italiana S.p.a., deve attribuire specifica indicazione della natura ambientale dell’obbligazione, detta indicazione è subordinata da una attività di certificazione in tal senso da parte di soggetto terzo, che disponga di determinati requisiti e caratteristiche: in particolare, detto soggetto certificatore, dovrà essere indipendente dall’emittente; dovrà essere remunerato secondo modalità che escludano il rischio dell’insorgere di un conflitti di interesse; sia provvisto di adeguate competenze e abilità.

Deve poi farsi riferimento al fatto che gli emittenti Green bonds, hanno l’onere di informare, almeno annualmente, gli investitori sulle modalità di effettivo impiego dei proventi nei progetti, in caso di mancata ottemperanza Borsa Italiana potrà eliminare l’indicazione degli strumenti finanziari, che verranno in rilievo, dalla sezione appositamente creata per i green bond[8].

Conformemente a quanto previsto dall’art. 117-ter TUF, la CONSOB ha introdotto gli artt. 89 e 90 nel Regolamento intermediari, imponendo agli emittenti specifici obblighi di trasparenza ed informativi, ed altresì obblighi di rendicontazione in merito all’effettiva destinazione per iniziative di carattere ambientale dei proventi provenienti dai servizi o prodotti offerti, con indicazione della relativa misura[9].

Andamento del mercato

Preme da ultimo riportare alcuni dati sull’andamento del mercato dei green bonds, e rilevare come in Italia, le emissioni di obbligazioni green abbiano raggiunto a fine 2019 i 5,4 miliardi di euro e che secondo le stime diffuse da Bloomberg a livello globale la finanza verde abbia toccato la quota di 465 miliardi di dollari.

Ciò sottolinea un trend in crescita delle obbligazioni verdi il cui successo è da imputare alla sempre maggiore sensibilità del pubblico e degli investitori rispetto alle problematiche ambientali.

Articolo a cura del Dott. Marco Accardo

——- Bibliografia:

[1] C. Luison, P. Faiola, Green bond: caratteristiche e potenzialità, in Amministrazione & Finanza, Fascicolo n. 4, Wolters Kluwer, Milano, 2020, p. 55.

[2] L. Todaro, V. Tibiletti, L. Fornaciari, L’importanza dell’Action Plan e dei fattori ESG nella gestione degli investimenti, in Amministrazione & Finanza, Fascicolo n. 6, Wolters Kluwer, Milano, 2020, pp. 60-66.

[3] International Capital Market Association.

[4] Climate Bonds Initiative.

[5] A. Gasperini, S. Artuso, Investimenti SRI: credibilità, normative e dimensione del mercato, in Amministrazione & Finanza, Fascicolo n. 7, Wolters Kluwer, Milano, 2019, p. 74.

[6] Nell’eventualità in cui tutti i proventi o una porzione di essi siano impiegati per operazioni di rifinanziamento, è raccomandato che gli emittenti forniscano una stima a confronto, della quota di finanziamento rispetto al rifinanziamento e, dove opportuno, è necessario chiarire anche quali investimenti o portafogli di progetti possono essere rifinanziati, e se pertinente, il periodo previsto di riferimento per i progetti rifinanziati.

[7] Per una esposizione completa si rimanda al testo integrale dei GBP elaborati dall’ICMA https://www.icmagroup.org/assets/documents/Regulatory/Green-Bonds/Green-Bonds-Principles-June-2018-270520.pdf.

[8] Così alla voce Green bond, in borsaitaliana.it, https://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/green-bond-definizione.htm

[9]G. Soda, Green bond, strumenti finanziari green: implicazioni e sviluppo nel panorama italiano ed europeo, LUISS, Roma, 2019, p. 46

Art. 89 (obblighi informativi): “1. Fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente, nel prospetto informativo redatto secondo gli schemi di cui all’Allegato 1B del regolamento adottato con delibera n. 11971 del 14 maggio 1999 e successive modificazioni e nei contratti di cui all’articolo 37 del presente regolamento, relativi a prodotti e servizi qualificati come “etici” o “socialmente responsabili”, i soggetti abilitati e le imprese di assicurazione forniscono le seguenti informazioni: a) gli obiettivi e le caratteristiche in relazione ai quali il prodotto o servizio è qualificato come etico o socialmente responsabile; b) i criteri generali di selezione degli strumenti finanziari in virtù degli obiettivi e delle caratteristiche di cui alla lettera a); c) le politiche e gli obiettivi eventualmente perseguiti nell’esercizio dei diritti di voto connessi agli strumenti finanziari detenuti in portafoglio; d) l’eventuale destinazione per iniziative di carattere sociale o ambientale di proventi generati dai prodotti offerti e dai servizi prestati e la relativa misura; e) le eventuali procedure adottate per assicurare il perseguimento degli obiettivi di cui alla lettera a), compresa la presenza di organi specializzati istituiti all’interno dei soggetti abilitati e delle imprese di assicurazione e le relative funzioni; f) l’adesione a codici di autoregolamentazione, promossi da soggetti specializzati. 2. Una sintetica illustrazione delle informazioni di cui al comma 1 deve essere resa disponibile nel sito internet dei soggetti abilitati e delle imprese di assicurazione”.

Art. 90 (obblighi di rendicontazione): “1. Fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente, almeno nell’ultima rendicontazione dell’anno relativa a prodotti e servizi qualificati come “etici” o “socialmente responsabili”, i soggetti abilitati e le imprese di assicurazione forniscono con riferimento ai dodici mesi precedenti: a) l’illustrazione dell’attività di gestione in relazione ai criteri generali di selezione degli strumenti finanziari individuati ai sensi dell’articolo 89, comma 1, lettera b); b) le informazioni in merito all’eventuale esercizio dei diritti di voto connessi agli strumenti finanziari detenuti in portafoglio; c) le informazioni circa l’eventuale destinazione per iniziative di carattere sociale o ambientale di proventi generati dai prodotti offerti e dai servizi prestati e la relativa misura. 2. Le informazioni di cui al comma 1 sono rese disponibili, in forma sintetica, nel sito internet dei soggetti abilitati e delle imprese di assicurazione”.