MA LA CONTITOLARITA’​ NEL TRATTAMENTO DATI TRA CAMERE PENALI E UNIONE CAMERE PENALI ITALIANE?

Per stabilire l’eventuale contitolarità ai sensi dell’art. 26 del Regolamento UE 2016/679, è necessario valutare e stabilire se i vari Titolari del trattamento dati, determinino congiuntamente le finalità e i mezzi del trattamento. Tale indagine, deve in ogni caso ispirarsi ad un approccio “sostanziale e funzionale” (cfr. Linee Guida Gruppo Articolo 29, Parere 1/2010), onde pervenire al fulcro del centro decisionale (condiviso o meno) in tema di finalità e di modalità/mezzi di svolgimento dei trattamenti.

Mi sono dunque posta il problema, leggendo lo Statuto dell’Unione Camere Penali Italiane, se poteva sussitere solo un rapporto subordinato di Titolare e Responsabile Esterno del trattamento o un vero e proprio rapporto di Contitolarità, laddove singolarmente ogni Camere Penale, ogni anno, deve inviare i nominativi dei propri associati all’Unione per attività legate a fini associativi, eventi formativi o statuari e non meno anche ai fini di marketing e invio newsletter.

A mio parere non sussiste in tal caso un rapporto di strumentalità delle attività di trattamento svolte da ogni singola Camera Penale rispetto alla finalità del trattamento dei dati posto in essere dall’Unione o viceversa, ex art. 28 GDPR, bensì un rapporto di effettiva finalità di intenti.

Lo Statuto dell’Unione Camere Penali Italiane (Approvato ad Alghero il 23 settembre 1995, con le integrazioni e modifiche approvate a S. Nicola Arcella il 18 settembre 1998, a Roma il 27 novembre 1999, a Napoli il 22 maggio 2005, a Treviso il 21 ottobre 2007, a Torino il 4 ottobre 2009 e a Cagliari il 27 settembre 2015), all’art. 2 – [Scopi] prevede che: “L’Unione ha i seguenti scopi: a) promuovere la conoscenza, la diffusione, la concreta realizzazione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale e del giusto ed equo processo penale in una società democratica; b) operare affinché i diritti e le prerogative dell’avvocatura siano garantiti conformemente alle norme costituzionali e internazionali; c) tutelare il prestigio e il rispetto della funzione del difensore, gli interessi professionali dell’avvocatura, anche attraverso l’elaborazione di proposte di riforma legislativa; d) promuovere gli studi e le iniziative culturali e politiche volti a migliorare la giustizia penale, a sostenere le riforme dell’ordinamento giudiziario aderenti alle esigenze della collettività e a garantire l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione; e) vigilare sulla corretta applicazione della legge; f) affermare che il diritto di difesa deve trovare adeguata rappresentanza e tutela politica, quale strumento di garanzia delle potenzialità dell’individuo.”

Ciascuna Camera penale condivide nei propri statuti le finalità, gli scopi individuati a livello nazionale, riconfermandoli con l’adesione all’Unione delle Camere, scopi volti a promuovere la conoscenza, la diffusione, la concreta realizzazione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale e del giusto ed equo processo penale proclamati dalla Costituzione e di svolgere attiva opera per un migliore e più democratico funzionamento della giustizia penale nel rispetto della Costituzione Italiana e della Convenzione Europea per i diritti dell’uomo; a operare affinché i diritti e le prerogative dell’avvocatura siano garantiti conformemente alle norme costituzionali e internazionali; a di tutelare il prestigio e il rispetto della funzione del difensore e gli interessi professionali dell’avvocatura; a promuovere gli studi e le iniziative culturali e politiche volti a migliorare la giustizia penale, a sostenere le riforme dell’ordinamento costituzionale e giudiziario aderenti alle esigenze della collettività e a garantire la libertà e l’autonomia della giurisdizione; a affermare che il diritto di difesa, sancito dall’art. 24 della Costituzione, deve trovare adeguata rappresentanza e tutela politica, quale strumento di garanzia delle potenzialità dell’individuo, e di vigilare affinché tale diritto venga sempre tutelato, anche nel rispetto dei principi del giusto processo sanciti dall’art. 111 della Costituzione; a promuovere e/o mantenere contatti con le altre Camere Penali, con l’Unione Nazionale delle Camere Penali Italiane (…).

Nei singoli Statuti è dunque rintracciabile ed evidente una condivisione e un rapporto di contitolarità, ma nonostante ciò, ad oggi, è demandato a ciascuna Camera Penale l’adeguamento alla normativa privacy che spesso risulta non conforme o stonante rispetto ai documenti privacy predisposti dall’Unione C.P.I. e alla quale sono tutte comunque associate.

Secondo le indicazioni dell’art. 26 del GDPR, i contitolari “determinano in modo trasparente, mediante un accordo interno, le rispettive responsabilità in merito all’osservanza degli obblighi derivanti dal presente Regolamento, con particolare riguardo all’esercizio dei diritti dell’interessato, e le rispettive funzioni di comunicazione delle informazioni di cui agli articoli 13 e 14 (…). L’accordo (deve) riflette(re) adeguatamente i rispettivi ruoli e i rapporti dei contitolari con gli interessati”.

Pertanto, nel caso di specie, sarebbe necessario che ciascun Titolare del trattamento dati prendesse in considerazione tale aspetto e che, in base ad una corretta individiazione del rapporto di contitolarietà, si potesse predisporre anche un’informativa privacy per gli associati unica e conforme dal punto di vista delle finalità di trattamento e del suo contenuto nel complesso.