Spionaggio industriale

Sebbene il fenomeno dello spionaggio industriale sia tutt’altro che di rara verificazione, sono ancora moltissime le imprese – soprattutto medie e piccole – che sottovalutano il rischio di sottrazione di informazioni e segreti industriali.

Nonostante gli artt. 621, 622 e 623 c.p. sanzionino varie modalità di condotte illecite relativamente alla sottrazione di segreti aziendali – anche succesivamente alle modifiche apportate a seguito del recepimento della direttiva n.2016/943, sulla protezione del know how riservato e delle informazioni commerciali riservate – a parer di chi scrive, la normativa italiana in termini di tutela dei segreti industriali non si caratterizza per particolare efficacia deterrente, stante sia le esigue sanzioni comminate, sia il fatto che spesso e volentieri condotte di spionaggio industriale sono perpetrate da realtà imprenditoriali a danno della concorrente che non trovano risposta sanzionatoria, per le relative condotte, nel d.lgs. n. 231/2001.

Si tratta dunque di un fenomeno che meriterebbe maggiore attenzione da parte del Legislatore nostrano e che andrebbe attentamente valutato dalle imprese, soprattutto in relazione a quelle che sono le modalità di gestione e controllo idonee a prevenirne i rischi tenendo soprattutto in considerazione la predisposizione, valutazione e manutenzione delle strutture informatiche aziendali sulle quali vengono archiviate le informazioni aziendali, commerciali e segreti industriali, soprattutto in riferimento anche a quelle invenzioni relative a prodotti che non siano ancora stati avviati alla procedura di brevetto e che risultano pertanto sforniti di tutela e costituiscono bersaglio privilegiato di attacco per la concorrenza.

Sul fronte contrattuale un possibile strumento utile a ridurre il rischio di appropriazione e diffusione a terzi di detti segreti è rappresentato  dallo strumento dell’accordo di riservatezza (non disclosure agreement) con riguardo soprattutto a dipendenti, professionisti e collaboratori occasionali dell’impresa rispetto al patrimonio di segreti aziendali.

Detto accordo, con l’inserimento e la strutturazione delle opportune clausole penali può costituire idoneo deterrente, la cui violazione riapetto al dipendente che violi detto obbligo, costituisce giusta causa di licenziamento per violazione dell’obbligo di fedeltà di cui al 2015 c.c.

Articolo a cura del Dott. Marco Accardo