I nuovi Ray-Ban targati Facebook: quali rischi per la privacy?

La novità era nell’aria da tempo, oggi è realtà: Facebook ha lanciato nel mercato i propri occhiali “Smart Glasses Ray-Ban Stories”, in grado di scattare foto e registrare video senza l’utilizzo di ulteriori device.

 

Grazie ad una dual camera da 5 megapixel e ai tre microfoni integrati, questa tipologia di occhiali smart permette di immortalare qualsiasi momento senza doversi preoccupare di sfilare il proprio smartphone dalla tasca e registrare manualmente.

 

Tuttavia, se da un lato l’auspicio è che tale strumento possa in qualche modo favorire una maggiore interazione con il mondo circostante, riducendo l’utilizzo giornaliero dello smartphone, dall’altro ciò comporta non poche implicazioni sulla privacy legate all’utilizzo dei nuovi Ray-Ban.

 

Potrà mai bastare l’accensione di un led bianco integrato per far sì che la persona ritratta, magari a sua insaputa, si accorga che è in corso una ripresa audio/video?

 

Dove vanno a finire i file registrati dagli smart glasses?

 

Quali rischi per la riservatezza degli interessati si celano dietro l’uso di questo prodotto?

 

Proviamo a fare chiarezza.

 

I contenuti registrati con i glasses di Facebook dovranno necessariamente essere importati sull’app Facebook View affinchè li si possa condividere su tutti i social presenti sullo smartphone.

 

Una prevedibile conseguenza dell’eventualità di ritrarre una persona in qualsiasi momento ed in modo sempre più inaspettato risiede nel rischio di vedere aumentare notevolmente i casi di condivisione sui social di immagini/video senza il consenso del soggetto ritratto.

 

Tuttavia, le problematiche in ordine alla riservatezza derivano non soltanto dall’utilizzo in sè del prodotto e dalla condivisione dei file da parte degli utenti ma anche dal trattamento dei dati operato dalla piattaforma di riferimento (Facebook View).

 

L’attuale privacy policy dell’app in questione dichiara che le registrazioni foto/video rimangono archiviate negli occhiali fino a quando non vengono caricate in Facebook View.

 

Facebook dichiara, altresì, di raccogliere “dati essenziali” e “dati aggiuntivi” al fine di migliorare il funzionamento relativo all’associazione degli occhiali all’app nonchè per la segnalazione di eventuali malfunzionamenti.

 

Di contro, la stessa policy non fa che rimandare quasi interamente alla normativa sui dati di Facebook, nella quale è assente qualsiasi informazione riguardante eventuali misure tecniche adottate dalla società per garantire la sicurezza dei dati archiviati sugli occhiali prima e sull’app View poi.

 

Non viene chiarito, inoltre, se tali dati siano oggetto di trasferimento in paesi extra UE e quale utilizzo, in tal caso, ne venga fatto.

Per di più, spulciando l’informativa privacy di Facebook, per avere un quadro completo dei trattamenti operati, si viene ulteriormente rimandati ad altre e diverse sezioni del social network, così emergendo una policy frammentata e difficilmente accessibile nel suo insieme, contrariamente a quanto previso dall’art. 12 GDPR (principio di trasparenza).

 

Allo stato attuale, la Data Protection Commission (la competente Authority irlandese), sollecitata dal Garante per la protezione dei dati personali, non si è ancora pronunciata nel merito della questione.

 

Non è ancora chiaro, dunque, quale sia la base giuridica sulla quale Facebook tratti i dati personali acquisiti mediante i nuovi Ray-Ban, se e quali misure la società di Zuckerberg abbia adottato per tutelare le persone occasionalmente riprese.

 

L’auspicio è che l’attesa di un riscontro in tal senso non si protragga oltre misura, dato che, nel frattempo, anche in Italia gli occhiali smart sono già in commercio, con tanto di rischi appena esaminati.

 

Del resto, per quanto l’attenzione degli utenti in ordine all’importanza dei propri dati personali stia timidamente crescendo, appare difficile pensare che gli stessi temporeggeranno nell’acquisto in attesa che si faccia chiarezza.

 

 

 

A cura dell’Avv. Ignazio M. Francesco Guaglione

ignazio.guaglione@studiobosaz.it