Realizzazione di un progetto imprenditoriale e Crowdfunding

Che cos’è il crowdfunding?

Si tratta di una terminologia inglese derivante dall’accostamento della parola “crowd” – folla, moltitudine, massa e “funding” – finanziamento, con la quale si intende riferirsi ad una particolare modalità di raccolta di capitale da una platea molto ampia di potenziali investitori tramite l’uso di una piattaforma on-line, in vista di uno scopo comune: quello della realizzazione di un particolare progetto imprenditoriale di una società emittente.

Molteplici modelli di Crowfunding

Il fenomeno del Crowdfunding è tutt’altro che recente e ne esistono svariati modelli: donation, reward, leanding, debt[1] ed equity crowdfunding.

Il donation crowdfunding si basa sul principio della donazione ed a questa tipologia di raccolta di finanziamenti viene in genere fatto ricorso da enti che perseguono finalità di carattere sociale ed umanitario.

Non molto dissimile da questa prima specie è il reward crowdfunding, che si discosta dal primo oltre che per le finalità perseguite dal progetto (prevalentemente di carattere economico), per l’ulteriore elemento della previsione di una ricompensa, rappresentata in genere, dal prodotto, quale risultato finale della raccolta.

Il lending crowdfunding, la cui peculiarità è data dal fatto che i contributori al progetto (vale a dire, coloro che lo finanziano) effettuano questi investimenti a titolo di prestito a cui corrisponde, per il promotore, l’impegno a restituire le somme ricevute più un interesse stabilito preventivamente.

L’equity crowdfunding invece si caratterizza nell’essere una raccolta di conferimenti nel capitale sociale di una società per la realizzazione di progetti e realtà imprenditoriali giovani, ad alto contenuto innovativo e tecnologico, «al fine di godere dei frutti dell’investimento in futuro, attraverso la distribuzione dei dividendi»[2].

Il debt crowdfunding è una ulteriore modalità di raccolta di capitali – introdotta di recente nel nostro ordinamento dalla Legge finanziaria 2019 – che si fonda sulla disciplina dell’equity crowdfunding e si caratterizza per il finanziamento di progetti di piccole e medie imprese tramite la sottoscrizione di obbligazioni o strumenti finanziari a debito.

Il crescente sviluppo ed utilizzo delle piattaforme di crowdfunding – soprattutto per quanto riguarda il lending e l’equity crowdfunding – è riconducibile a diversi vantaggi tra cui la disintermediazione finanziaria e la maggior facilità di reperimento dei fondi necessari, rispetto alle tradizionali modalità di finanziamento tramite canali bancari[3].

La normativa italiana sull’equity based crowdfunding

Rispetto al modello dell’equity crowdfunding, l’Italia – con il c.d. Decreto Crescita 2.0 (D. L. n. 179/2012) – è stato il primo paese europeo ad emanare una disciplina del fenomeno.

Le ragioni di questo anticipo sono da rinvenirsi nel ruolo che il Legislatore ha voluto attribuire a questa innovativa modalità di raccolta di finanziamenti, intesa a stimolare la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico, l’innovazione e nuove realtà imprenditoriali.

La legge di conversione del sopra citato Decreto Legge – con Legge n. 221/2012 – all’art. 30, comma 2, delega la Consob alla adozione di apposita regolamentazione per i portali on-line di crowdfunding e gli emittenti promotori.

Tale “Regolamento sulla raccolta di capitali tramite portali on-line” è stato adottato dalla Consob con delibera n. 18592 del 26 giugno 2013.

La disciplina vigente dell’equity crowdfunding è contenuta sia all’interno del Testo Unico Finanza (TUF – D. Lgs. n. 58/1998), sia nel citato Regolamento Consob.

L’art. 1 del TUF, al comma 5-novies contiene la definizione di “portale per la raccolta di capitali per le piccole e medie imprese e per le imprese sociali” consistente in «una piattaforma on line che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle piccole e medie imprese, come definite dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera (f), primo alinea, del regolamento (UE) 2017/1129[4], delle imprese sociali e degli organismi di investimento collettivo del risparmio o di altre società che investono prevalentemente in piccole e medie imprese nonché della raccolta di finanziamenti tramite obbligazioni o strumenti finanziari di debito da parte delle piccole e medie imprese».

L’art. 50-quinquies del TUF definisce il “gestore di portali” quale soggetto che esercita professionalmente il servizio di gestione di portali per la raccolta di capitali per le piccole e medie imprese e per le imprese sociali. Affermando che la gestione (del portale) è riservata alle Sim, alle imprese di investimento, alle Sgr, alle Sicav, nonché ad altri gestori che siano iscritti nell’apposito registro tenuto dalla Consob «a condizione che questi ultimi trasmettano gli ordini riguardanti la sottoscrizione e la compravendita di strumenti finanziari rappresentativi di capitale esclusivamente a banche, Sim, imprese di investimento UE e imprese di paesi terzi diverse dalla banche, e gli ordini riguardanti azioni o quote degli Oicr ai relativi gestori». L’iscrizione è subordinata al rispetto dei requisiti di cui al comma 3 del medesimo articolo.

L’art. 100-ter del TUF contiene invece la disciplina delle offerte realizzate attraverso portali on-line per la raccolta di capitali, indicando le categorie di strumenti finanziari che possono essere oggetto di offerta, emessi da piccole e medie imprese, dalle imprese sociali e dagli organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) o altre società di capitali che investono prevalentemente in piccole e medie imprese.

All’interno del sopra citato Regolamento Consob, è inserita la disciplina di regolazione per la iscrizione nel registro e relativo procedimento; sono previsti alcuni obblighi di condotta e d’informazione gravanti sul gestore del portale e le relative sanzioni da irrogarsi in mancanza dell’osservanza di detti obblighi; nonché la disciplina di dettaglio delle offerte tramite portali.

Brevi cenni sugli obblighi gravanti sui gestori dei portali on-line

Con specifico riguardo agli obblighi gravanti sul gestore del portale, la disciplina dell’equity crowdfunding prevede che quest’ultimo rispetti una serie di obblighi posti a tutela soprattutto del c.d. investitore retail.

L’art. 13 del Regolamento Consob prevede che il gestore operi con diligenza, correttezza e trasparenza, evitando che gli eventuali conflitti di interesse che potrebbero insorgere nello svolgimento dell’attività di gestione di portali incidano negativamente sugli interessi degli investitori e degli offerenti e assicurando la parità di trattamento dei destinatari delle offerte che si trovino in identiche condizioni.

Deve elaborare, attuare e mantenere un’efficace politica sui conflitti di interesse.

Deve mettere a disposizione degli investitori, in maniera dettagliata e corretta, tutte le informazioni – fornite dall’emittente – che riguardano l’offerta, affinché gli stessi possano ragionevolmente e compiutamente comprendere la natura dell’investimento e i relativi profili di rischio di perdita del capitale investito e di illiquidità.

Deve inoltre verificare il livello di conoscenza ed esperienza dell’investitore, nell’ottica di escludere dalla raccolta di capitale coloro che non risultino aver compreso o che non dispongano di adeguate conoscenze relativamente agli strumenti finanziari oggetto dell’offerta ed i rischi connessi.

Rispetto a questi obblighi generali, all’investitore retail sono riconosciute ulteriori facoltà quali: il diritto di co-vendita (tag along) o di recesso in caso di cambio di controllo nella PMI, che assicura l’uscita degli investitori retail in presenza di una uscita del fondatore della società in cui l’investitore aveva riposto fiducia o che rappresentava la figura chiave per il successo della stessa.

All’investitore retail è poi riconosciuto un diritto di recesso da esercitare entro sette giorni dalla effettuazione dell’ordine, ex art. 13, comma 5, Regolamento Consob 18592/2013; nonché ex art. 25, comma 2, dello stesso Regolamento, il diritto di revoca in caso di sopravvenienza di un fatto nuovo o errore materiale – atti a influire sulla decisione dell’investimento – tra il momento di adesione e quello di chiusura dell’offerta, che dovrà essere esercitato entro il termine di sette giorni dal momento in cui la sopravvenienza è stata portata a conoscenza dell’investitore[5].

 

Vantaggi del ricorso alle piattaforme di Crowdfunding

Le piattaforme di Crowdfunding rappresentano una occasione per promotori ed investitori.

I primi potranno infatti racimolare più facilmente il capitale necessario al perseguimento del progetto imprenditoriale, mentre i secondi – in considerazione dell’alto tasso di rischio insito negli investimenti in start-up, PMI e in realtà imprenditoriali giovani – potranno acquisire a costi modesti anche rilevanti partecipazioni al capitale sociale di società che in una prospettiva di medio-lungo periodo consentiranno all’investitore – qualora il progetto imprenditoriale abbia successo – consistenti margini di guadagno conseguenti non soltanto dalla distribuzione dei dividendi ma anche dal maggior valore acquisito dalle quote di partecipazione.

A questi primi evidenti vantaggi si segnalano poi le ulteriori ricadute positive non soltanto sui diretti interessati – emittenti ed investitori – ma anche sul sistema economico nel suo complesso, posto che un progetto imprenditoriale riuscito, a carattere altamente innovativo o ad alto contenuto tecnologico, contribuisce alla occupazione, alla competitività dell’impresa e ad attrarre capitali dall’estero.

Mettendo in moto un circolo virtuoso che contribuisce al benessere generale dell’economia nazionale.

—- Articolo a cura del Dott. Marco Accardo

Bibliografia:

[1] Introdotto di recente – con l’approvazione della legge finanziaria del 2019 – da alcune modifiche apportate al TUF (Testo Unico sull’intermediazione Finanziaria).

Le modifiche riguardano per quanto qui interessa, l’articolo 1, comma 5-novies, ove sono state introdotte le parole “nonché della raccolta di finanziamenti tramite obbligazioni o strumenti finanziari di debito da parte delle piccole e medie imprese” e il comma 1-ter dell’art. 100-ter TUF, il quale stabilisce che la sottoscrizione di obbligazioni o titoli di debito tramite l’uso di portali Web debba essere riservata a investitori professionali e a particolari categorie di investitori individuate dalla Consob ed effettuata in una differente sezione del portale rispetto a quella in cui avviene la raccolta del capitale di rischio.

Così G. Amato, M. L. Giorgi, Il Debt crowdfunding: un tertium genus accanto all’Equity ed al Lending Crowdfunding, in dirittobancario.it, 2019.

[2] L. Esposito, Il crowdfunding: uno strumento alternativo di finanziamento, in Rivista bancaria – Minerva bancaria, fascicolo n. 1, Milano, 2019, p. 101.

[3] N. De Luca, S. L. Furnari, A. Gentile, Equity crowdfunding, in Digesto, Milano, Wolters Kluwer, 2017.

[4] Art. 2, par. 1, lett. f) Regolamento UE 2017/1129

«f) «piccole e medie imprese» o PMI:

  1. i) società che in base al loro più recente bilancio annuale o consolidato soddisfino almeno due dei tre criteri seguenti: numero medio di dipendenti nel corso dell’esercizio inferiore a 250, totale dello stato patrimoniale non superiore a 43 000 000 EUR e fatturato netto annuale non superiore a 50 000 000 EUR; oppure
  2. ii) piccole e medie imprese quali definite all’articolo 4, paragrafo 1, punto 13, della direttiva 2014/65/UE;»

[5] E. Macchiavello, La travagliata evoluzione normativa dell’equity crowdfunding in Italia, il nuovo regolamento Consob e la prospettiva di regolazione del crowdfunding a livello europeo: una disciplina destinata a breve vita?, in Rivista di diritto bancario, Fascicolo n. 1, 2018, p. 155.